Cina: Ricerca di vita nello spazio? FAST operativo – China Hunts for Scientific Glory and Aliens

FAST Radiotelescopio
Credit: Credit Liu Xu/Xinhua, via Associated Press

Cari amici ben ritrovati. In attesa a breve della conferenza stampa della NASA annunciata qualche giorno fa dall’agenzia spaziale americana indetta per comunicare nuove scoperte sull’attività presente su Europa, la luna ghiacciata di Giove, la stessa NASA “ghiaccia” gli animi con un recente tweet anticipando che non si tratta di alieni.

I media, partiti in quarta con speculazioni sulla scoperta che in molti hanno sperato fosse indicativa di una qualche presenza di vita su Europa, visto tra l’altro che la futura missione su Europa della Nasa è specificatamente mirata a controllare se su quella luna che nasconde un oceano sotto la sua crosta di ghiaccio la vita possa esistere, l’attenzione si sposta su chi gli alieni non solo li cerca ma mira a trovarli quanto prima: la Cina annuncia la messa in funzione di FAST, il più grande radiotelescopio del mondo. A voi l’annuncio.

È entrato in funzione nel sud-ovest della Cina il più grande radiotelescopio al mondo con l’obiettivo di migliorare la comprensione delle origini e della formazione dell’universo. Per gli scienziati il dispositivo servirà anche a individuare eventuali segnali di vita extraterrestre.

Il Fast (Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope) ha un diametro di 500 metri, una superficie equivalente a 30 campi di calcio e un costo di 165 milioni di euro. I lavori iniziati nel 2011 nella zona montagnosa di Pingtang, nella provincia di Guizhou, erano stati completati lo scorso luglio. Circa 10.000 abitanti in un raggio di 5 chilometri attorno al dispositivo sono stati dislocati. Oltre al radiotelescopio il programma spaziale di Pechino prevede di mettere in orbita entro il 2020 una propria stazione permanente.

Fonte/Leggi tutto → it.euronews.com

When hundreds of engineers and builders began clambering up a jagged hill in southwestern China to assemble a giant telescope in a deep, bowl-shaped basin, poor villagers sometimes crept over the sheer slopes to glimpse the country’s latest technological wonder.

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ESO – Proxima Centauri: Scoperto Pianeta simile alla Terra, a “soli” 4,2 anni luce! – Planet Found in Habitable Zone Around Nearest Star

Proxima Centauri: Scoperto Pianeta simile alla Terra, a "soli" 4 anni luce! - Planet Found in Habitable Zone Around Nearest Star
Credits: Credit: ESO/M. Kornmesser

Trovato un pianeta all’interno della zona abitabile della stella più vicina a noi – La campagna “Pale Red Dot” (Piccolo Punto Rosso) rivela un mondo di massa simile a quella della Terra in orbita intorno a Proxima Centauri. Alcuni astronomi, utilizzando i telescopi dell’ESO e altri strumenti hanno trovato una chiara prova della presenza di un pianeta in orbita intorno alla stella più vicina alla Terra, Proxima Centauri. Questo mondo così a lungo cercato, designato Proxima b, orbita ogni 11 giorni intorno alla stella madre, rossa e fredda, e ha una temperatura tale che l’eventuale acqua presente in superficie rimane liquida. Questo mondo roccioso ha una massa poco maggiore di quella della Terra ed è l’esopianeta più vicino a noi – potrebbe anche essere il più vicino ricettacolo di vita fuori dal Sistema Solare. Un articolo che descrive questa scoperta epocale verrà pubblicato dalla rivista Nature il 25 agosto 2016.

A poco più di 4 anni luce dal Sistema Solare si trova una nana rossa, chiamata Proxima Centauri perchè è la stella più vicina alla Terra, escluso naturalmente il Sole. Questa stella fredda si trova nella costellazione del Centauro: è troppo debole per essere vista a occhio nudo ma è vicina a una coppia di stelle molto più brillanti, nota come Alfa Centauri AB. Nella prima metà del 2016 Proxima Centauri è stata osservata con regolarità dallo spettrografo HARPS montato sul telescopio da 3,6 metri dell’ESO all’Osservatorio di La Silla in Cile e simultaneamente da altri telescopi in tutto il mondo. Questa campagna, in cui un gruppo di astronomi, guidati da Guillem Anglada-Escudé, della Queen Mary University di Londra, cercava le piccolissime oscillazioni della stella causate dall’attrazione gravitazionale di un putativo pianeta in orbita intorno alla stella, fu denominata Piccolo Punto Rosso (“Pale Red Dot” in inglese). Essendo un argomento di grande interesse per il pubblico, i progressi della campagna sono stati condivisi in tempo reale, tra metà gennaio e aprile 2016, attraverso il sito “Pale Red Dot” e i social media. I rapporti erano sempre accompagnati da articoli divulgativi scritti da specialisti internazionali. Guillem Anglada-Escudé spiega il contesto di questa ricerca, unica al mondo: “Il primo indizio che ci fosse un pianeta è stato trovato nel 2013, ma le misure non erano convincenti. Da allora abbiamo lavorato duramente per ottenere altre osservazioni da terra, con l’aiuto dell’ESO e di altre istituzioni. La recente campagna “Pale Red Dot” ha richiesto due anni di pianficazione.”

Fonte/Leggi tutto → ESO.org

Proxima b, Proxima Centauri
Proxima b, Proxima Centauri – Credits: Y. Beletsky (LCO)/ESO/ESA/NASA/M. Zamani

Planet Found in Habitable Zone Around Nearest Star – Pale Red Dot campaign reveals Earth-mass world in orbit around Proxima Centauri. Astronomers using ESO telescopes and other facilities have found clear evidence of a planet orbiting the closest star to Earth, Proxima Centauri. The long-sought world, designated Proxima b, orbits its cool red parent star every 11 days and has a temperature suitable for liquid water to exist on its surface. This rocky world is a little more massive than the Earth and is the closest exoplanet to us — and it may also be the closest possible abode for life outside the Solar System. A paper describing this milestone finding will be published in the journal Nature on 25 August 2016.

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Pioggia di Stelle cadenti: in arrivo le Perseidi – The Perseid Meteor Shower 2016

Perseidi: Splendida foto! - Perseids: Amazing Pic!
Credit: Mike Lewinski

Quest’anno il celeberrimo sciame meteorico agostano si preannuncia più spettacolare che mai, con una frequenza di eventi attesi nel periodo di massimo circa doppio rispetto al solito.

Se vi piace l’idea di esprimere un desiderio per ogni stella cadente vista, allora preparatevi una lunga lista: quest’anno infatti lo sciame delle Perseidi, le celeberrime meteore note anche come “lacrime di San Lorenzo”, si preannuncia particolarmente attivo. Tutto merito di Giove, che per un fortunato gioco di posizioni riuscirà ad incanalare verso la Terra, con la sua forza di attrazione gravitazionale, un numero maggiore rispetto al solito di particelle provenienti dalla cometa Swift-Tuttle, da cui appunto si origina il fenomeno. Grandi anche solo come un granello di sabbia, sono questi detriti che entrando a gran velocità (oltre 200 mila chilometri l’ora) nella nostra atmosfera “accendono” il cielo con le caratteristiche scie luminose. Il picco dell’evento è previsto nella notte tra l’11 e il 12 agosto e, stando alle previsioni, si potrebbe addirittura arrivare a raggiungere, nel momento di massimo flusso, circa 200 meteore l’ora, ovvero il doppio di quello che si registra mediamente ogni anno durante questo spettacolo celeste.

Fonte/Leggi tutto → Media.INAF.it

The Perseid meteor shower will burst into light this August as Earth passes through the long trail left by Comet Swift-Tuttle — and this month, it’s slated to put on a spectacular show. Here’s how and when to see the Perseids.

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ESO: Un pianeta sorprendente con tre soli – A Surprising Planet with Three Suns

ESO: Un pianeta sorprendente con tre soli - A Surprising Planet with Three Suns
Credits: ESO/L. Calçada/M. Kornmesser

Un’equipe di astronomi ha usato lo strumento SPHERE montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO per ottenere un’immagine del primo pianeta trovato in orbita allargata intorno a un sistema triplo di stelle. L’orbita di questo pianeta dovrebbe essere instabile, causando l’espulsione del pianeta dal sistema. In qualche modo però questo sopravvive. Questo risultato inaspettato suggerisce che questo tipo di sistemi possano essere più comuni del previsto. I risultati sono stati pubblicati on-line dalla rivista Science il 7 luglio 2016.

Tatooine, il pianeta di Luke Skywalker nella saga di Star Wars, era uno strano mondo con due soli nel cielo, ma gli astronomi sono riusciti a trovare un sistema ancora più esotico, un pianeta in cui l’osservatore vedrebbe sempre la luce del giorno, oppure tre diverse albe e tramonti ogni giorno, a seconda della stagione, che comunque dura molto di più di una vita umana. Questo mondo è stato scoperto da un’equipe di astronomi guidata dall’Università dell’Arizona (USA) sfruttando le immagini dirette del VLT (Very Large Telescope) dell’ESO in Cile. Il pianeta, HD 131399Ab, è diverso da tutti gli altri mondi conosciuti – la sua orbita intorno alla stella più brillante delle tre è la più ampia che si conosca in un sistema multiplo. Queste orbite sono spesso instabili, a causa dei campi gravitazionali complessi e mutevoli delle altre due stelle del sistema, e si pensava che fosse molto improbabilie trovare pianeti su orbite stabili. A circa 320 anni luce dalla Terra, nella costellazione del Centauro, HD 131399Ab ha circa 16 milioni di anni, uno dei più giovani esopianeti finora scoperti, ed è anche uno dei pochi di cui si sia ottenuta un’immagine diretta.

Fonte/Leggi tutto → ESO.org

A team of astronomers have used the SPHERE instrument on ESO’s Very Large Telescope to image the first planet ever found in a wide orbit inside a triple-star system. The orbit of such a planet had been expected to be unstable, probably resulting in the planet being quickly ejected from the system. But somehow this one survives. This unexpected observation suggests that such systems may actually be more common than previously thought. The results will be published online in the journal Science on 7 July 2016.

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ESO: Il VLT riprende un esopianeta esotico – VLT Snaps An Exotic Exoplanet “First”

ESO: Il VLT riprende un esopianeta esotico - VLT Snaps An Exotic Exoplanet “First”
Crediti: ESO/Schmidt et al.

Gli astronomi sono a caccia di pianeti in orbita attorno ad altre stelle (esopianeti) impiegando una serie di metodi. Un metodo di successo è il rilevamento diretto; esso è particolarmente efficiente per pianeti su larghe orbite attorno a giovani stelle, poiché la luce riflessa dal pianeta non è sopraffatta dalla luce della stella ospite e quindi esso è più facile da individuare. Questa immagine dimostra questa tecnica.

Essa mostra una stella T-Tauri chiamata CVSO 30, situata approssimativamente a 1200 anni-luce dalla Terra nel gruppo 25 Orionis (appena a nord ovest della famosa cintura di Orione. Nel 2012 gli astronomi hanno trovato che CVSO 30 ospita un esopianeta (CVSO 30b) usando la tecnica conosciuta come transito, che sfrutta il fatto che la luce osservata della stella diminuisce mentre il pianeta viaggia davanti ad essa. Ora gli astronomi sono tornati a osservare questo sistema usando una serie di telescopi. Lo studio combina osservazioni ottenute con il Very Large Telescope (VLT) di ESO in Cile, il W. M. Keck Observatory alle Hawaii, e il Calar Alto Observatory in Spagna. Con questi dati gli astronomi hanno fotografato quello che sembra un secondo pianeta! Per produrre quest’immagine, gli astronomi hanno sfruttato l’astrometria fornita dagli strumenti del VLT NACO e SINFONI. Questo nuovo esopianeta, chiamato CVSO 30c, è il piccolo punto in alto a sinistra dell’immagine (la grossa macchia è la stella stessa). Mentre il pianeta conosciuta in precedenza, CVSO 30b, orbita molto vicino alla stella, con un periodo di rotazione di solo 11 ore e una distanza di 0,008 UA, CVSO 30c orbita significativamente più lontano, ad una distanza di 660 UA, impiegando un tempo sconvolgente di 27000 anni per compiere una sola orbita completa.

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KIC 8462852 – Astronomi: Aiuto per Risolvere il Mistero! Astronomers: Help to Solve The Mistery!

KIC 8462852 - Astronomi: Aiuto per Risolvere il Mistero! Astronomers: Help to Solve The Mistery!

AGGIORNAMENTO: WooHoo!! Ce l’abbiamo fatta!!! Sono molto felice per Tabetha Boyajian, per tutto il suo team e per questo progetto che potrà avviarsi grazie a persone che non si sono arrese, che amano la meraviglia del cosmo e la scienza che ne svelerà i misteri!

Ecco le parole di Tabetha Boyajian su kickstarter:

“Voi tutti siete incredibili! LO ABBIAMO FATTO!

Io sto ancora riprendendo fiato, ma per rispondere alla domanda che ognuno di voi avrà in mente – e poi? E ‘ancora tremendamente importante continuare a far crescere la comunità nel corso delle prossime ultime 19 ore. Ogni singolo centesimo raccolto oltre l’obiettivo dei 100.000 dollari darà la possibilità di osservare la stella in un tempo anche maggiore rispetto all’anno previsto nella descrizione del progetto. In realtà, più a lungo possiamo estendere il monitoraggio e l’osservazione della stella, maggiori sono le possibilità che abbiamo di catturare il momento in cui la luce scende, e la cattura in un tuffo nella luminosità della stella è di fondamentale importanza per la comprensione e la caratterizzazione di ciò che sta accadendo in questo sistema!
Grazie per aver creduto in noi e per sostenere questo progetto!
~ Tabby (e la squadra WTF)”

 

www.kickstarter.com

Cosa si cela nella costellazione del Cigno? Cos’è quella gigantesca massa irregolare e aperiodica che ha oscurato la stella KIC 8462852, detta la “Stella di Tabby”? La verità è che gli scienziati non hanno la minima idea di cosa stia succedendo nel Cigno!

La questione non solo sta intrigando gli addetti ai lavori dell’intero globo terrestre, ma sta alimentando polemiche tra alcuni di loro scaldando la discussione con botta e risposta attraverso documenti scientifici che riguardano la possibilità che il mistero del Cigno sia un qualche cosa che si verifica da almeno un secolo.

E mentre i media sembrano pensare erroneamente che la questione secolare sia di fondamentale importanza per escludere la possibile presenza di mega struttura aliena, restano certi e indiscussi i dati di Kepler del 2011 e del 2013: l’oscuramento è stato rispettivamente del 15 e del 22%: su questo fatto tutti sono d’accordo ed è su questi dati che non c’è spiegazione, che si tratti di fatto secolare o meno!

E’ paradossale che la scienza tutta si stia adoperando per cercare vita su altri pianeti e al contempo una parte di questa si senta ancora a disagio anche solo fosse per analizzare un’ipotesi se pur remota che comprenda la possibilità di trovarcisi di fronte. La vita su altri pianeti non solo è probabile ma è inevitabile, così come lo è il fatto che prima o poi ne scopriremo le prove e visto che non abbiamo precedenti in questo senso potremmo non essere in grado di riconoscerla o vederla, almeno in prima istanza. E’ il caso di KIC 8462852? Non si sa, nessuno lo sa, potrebbe trattarsi di un fenomeno naturale ancora sconosciuto, ma al momento nessuna teoria naturale calza perfettamente al caso in questione. Nemmeno le comete!

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Annuncio Kepler: Scoperti Tanti Pianeti Come Mai Prima – NASA’s Kepler Mission Announces Largest Collection of Planets Ever Discovered

Annuncio Kepler: Scoperti Tanti Pianeti Come Mai Prima - NASA's Kepler Mission Announces Largest Collection of Planets Ever Discovered
Credits: NASA/W. Stenzel

“Prima che il telescopio spaziale Kepler fosse lanciato non sapevamo se gli esopianeti fossero rari o comuni nella galassia. Grazie a Kepler e alla comunità di ricerca, ora sappiamo che ci potrebbero essere più pianeti che stelle”, ha detto Paul Hertz, direttore della Divisione Astrofisica al quartier generale della NASA. “Questa conoscenza informa le future missioni che sono necessarie per portarci sempre più vicino a scoprire se siamo soli nell’universo.”

Sistemi planetari remoti, mondi che orbitano intorno alla loro stella proprio come avviene per la Terra, corpi celesti che potrebbero avere condizioni favorevoli per lo sviluppo della vita: è questo lo scenario che emerge dall’ultima fatica di Kepler, il telescopio spaziale della NASA ha infatti scoperto 1284 nuovi pianeti. E’ stato un metodo statistico a permettere al team scientifico della missione di fare una simile ‘caccia grossa’ in un colpo solo.

Con questo sistema gli studiosi hanno potuto procedere rapidamente, analizzando nello stesso tempo le caratteristiche dei vari aspiranti pianeti sul ‘catalogo’ realizzato dal telescopio nel luglio 2015. Sono le differenze nella luminosità stellare la chiave di volta del metodo investigativo di Kepler, che capta la diminuzione di lucentezza quando un pianeta transita davanti alla sua stella di riferimento.

Su 4302 corpi celesti presi in considerazione, solo 1284 hanno superato la soglia del 99% prevista per ottenere lo ‘status’ di pianeta. Tra questi 550 presenterebbero una natura rocciosa come la Terra e 9 esemplari di questo sottogruppo orbitano intorno alla loro stella nella cosiddetta ‘zona abitabile’. Si tratta quindi di pianeti che si trovano ad una distanza dal loro ‘sole’ tale da consentire in superficie la presenza di acqua allo stato liquido, condizione basilare per lo sviluppo di forme di vita. La scoperta di pianeti al di fuori del Sistema Solare risale a più di vent’anni fa con 51 Pegasi b e Kepler, missione del Discovery Program della NASA ideata proprio con lo scopo di individuare queste specifiche realtà, ha dato un notevole impulso a questo particolare ambito di ricerca. Dei 5000 ‘candidati’ pianeti individuati sino ad oggi, oltre 3000 sono stati sottoposti a verifica e, tra di essi, ben 2325 sono stati colti dall’infaticabile occhio di Kepler.

Lanciato il 6 marzo 2009 da Cape Canaveral, Kepler in quattro anni di lavoro ha passato in rassegna 150mila stelle in un’unica porzione di cielo e, ‘sopravvissuto’ al guasto dei giroscopi nel 2013, dovrebbe rimanere operativo fino al 2018.

Fonte/Leggi tutto → Asi.it

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Diretta Video 9 Maggio: Transito di Mercurio sul Sole – Live: May 9 Mercury Transit of the Sun

Transito Mercurio 9 maggio 2016

Si avvicina l’evento astronomico dell’anno: il 9 maggio il pianeta Mercurio transiterà davanti al disco solare. Un fenomeno piuttosto raro: 13 anni fa l’ultima volta che in Italia è stato possibile osservarlo.

Si avvicina l’evento astronomico dell’anno, almeno qui in Italia: il 9 maggio il pianeta Mercurio transiterà davanti al disco solare. Un fenomeno alquanto raro: l’ultima volta che è stato possibile seguirlo dal nostro Paese risale a tredici anni fa. Dunque Mercurio torna a “decorare” per alcune ore il disco solare, un piccolo neo che si sposterà molto lentamente e potrà essere seguito – tempo permettendo – dal suo primo contatto, previsto per le 13 e 12, fin quasi alla sua uscita, ovvero fino al tramonto del Sole.

Dato il ridotto diametro apparente di Mercurio, il transito non è però visibile ad occhio nudo. In ogni caso, raccomandiamo di non guardare il Sole direttamente o, peggio, con qualunque strumento senza gli appositi filtri solari certificati. Il rischio è quello di veder seriamente danneggiata la propria vista, anche in modo permanente.

Fonte/Leggi tutto → Media.INAF.it

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Scoperti Tre Mondi Forse Abitabili Vicini alla Terra in cui Cercare la Vita – Three Potentially Habitable Worlds Found Around Nearby Ultracool Dwarf Star

Scoperti Tre Mondi Forse Abitabili Vicini alla Terra in cui Cercare la Vita - Three Potentially Habitable Worlds Found Around Nearby Ultracool Dwarf Star
Credit: ESO/M. Kornmesser

Tre mondi potenzialmente abitabili intorno a una stella nana ultrafredda non lontana dalla Terra – Al momento il miglior posto in cui cercare la vita oltre il Sistema Solare.

Alcuni astronomi, usando il telescopio TRAPPIST all’Osservatorio dell’ESO a La Silla, hanno scoperto tre pianeti in orbita intorno a una stella nana ultrafredda, a soli 40 anni luce dalla Terra. Questi mondi hanno dimensioni e temperature simili a quelle di Venere e della Terra e sono i migliori luoghi trovati finora dove cercare la vita al di fuori del Sistema Solare. Sono i primi pianeti mai scoperti intorno a una stella così piccola e debole. I nuovi risultati saranno pubblicati il 2 maggio 2016 sulla rivista Nature.

Un’equipe di astronomi, guidata da Michaël Gillon, dell’Institut d’Astrophysique et Géophysique dell’Università di Liège in Belgio, hanno usato il telescopio belga noto come TRAPPIST per osservare la stella 2MASS J23062928-0502285, che va anche sotto il nome di TRAPPIST-1. Hanno scoperto che questa stella debole e fredda diventava più fioca a intervalli regolari, indicando che diversi oggetti passavano tra la stella e la Terra.

Un’analisi dettagliata ha mostrato che erano presenti tre pianeti di dimensioni simili alla Terra. TRAPPIST-1 è una stella nana ultrafredda – è molto più fredda e più rossa del Sole e poco più grande di Giove. Queste stelle sono molto comuni nella Via Lattea e vivono molto a lungo, ma questo è il primo caso in cui si trovano anche dei pianeti. Nonostante sia così vicina alla Terra, questa stella è troppo debole e troppo rossa per essere vista a occhio nudo o anche con un telescopio amatoriale nella banda visibile. Si trova nella costellazione dell’Acquario.

Emmanuël Jehin, coautore dell’articolo, è entusiasta: “Questo è un vero cambiamento di paradigma per quanto riguarda la popolazione planetaria e un percorso alla ricerca della vita nell”universo. Finora l’esistenza di questi ‘mondi rossi’ in orbita intorno a stelle nane ultrafredde era solo teorizzata, ma ora abbiamo non già un singolo pianeta ma un sistema completo di tre pianeti intonro a una di queste fioche stelle rosse!”.

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KIC 8462852: Scienziati Escludono Teoria delle Comete – Scientists Rule Out Comets Theory

KIC 8462852: Scienziati Escludono Teoria delle Comete - Scientists Rule Out Comets Theory

Cari amici ci stiamo avvicinando al momento in cui la costellazione del Cigno tornerà visibile e alla possibilità di assistere (speriamo) ad un nuovo anomalo transito intorno a KIC 8462852, la famosissima e misteriosa Stella di Tabby scovata da Kepler.

Nel frattempo l’attenzione su quello che viene definito il mistero astronomico del secolo non si placa, tutt’altro, e i commenti di diversi addetti ai lavori si incrociano, si confrontano e spesso si allineano in un pensiero comune. Senza dubbio è prematura qualsiasi affermazione in un senso o nell’altro, ma la teoria delle comete, anche se ancora stironata da qualcuno, non convince gli studiosi come ha riferito www.newscientist.com e nemmeno Tabetha Boyajian che in un recente TED ha ammesso che le comete erano la spiegazione “migliore” tra le peggiori e che bisognava in qualche modo escludere l’ipotesi aliena.

Ma proprio perchè la tesi “comete” non è obiettivamente in grado di spiegare i giganteschi cali di luce registrati da Kepler, si sono aggiunti poi studi e commenti di altri scienziati come Bradley E. Schaefer, che ha detto senza mezzi termini che è impossibile anche solo l’idea di 648.000 gigantesche comete tutte orchestrate a passare davanti alla stella, vista la presenza secolare da lui riscontrata. L’astronomo Phil Plait non è poi mai stato convinto dallo sciame cometario e ora anche meno di prima, tanto da ribadire il concetto in un recente articolo da lui pubblicato su Slate.  “Le comete potrebbero andare bene per spiegare alcuni dati, ma non i picchi dei giganteschi oscuramenti registrati.” Il SETI da parte sua, sebbene non abbia riscontrato alcun segnale intenzionale provenire dalla stella nel Cigno, ha ammesso in ogni caso che i limiti strumentali ci sono, vista anche la distanza che ci separa dalla stella, ma che il fatto di non avere rilevato nulla non significa l’automatica esclusione della teoria  “civiltà extraterrestre”.  “C’è qualche cosa di davvero bizzarro e vale la pena controllare”. Da poco Examiner.com titola l’esclusione delle comete facendo riferimento al sito www.cosmosup.com che evidenzia l’assoluto mistero intorno a KIC 8462852.

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La Terra dallo Spazio – Earth from Space: The Overview Effect

Earth - Terra

La Terra vista dallo Spazio: un’emozione che ricercatori e psicologi studiano per comprendere meglio la reazione del cervello umano a missioni di lunga durata in ambienti estremi. Il commento di Denise Giuliana Ferravante, la psicologa degli astronauti.

Pianeta Terra. Eccolo in tutto il suo splendore fotografato da 400 chilometri di altezza. La stessa quota cui orbita la Stazione Spaziale Internazionale, il nostro avamposto umano nello spazio. Il panorama di straordinaria bellezza restituisce emozioni anche a chi nello spazio non ci è mai stato fisicamente. Figuriamoci che cosa deve passare per la testa di un astronauta che galleggia lassù, in microgravità. Domanda lecita. Tanto più se a farla è un gruppo di ricerca dell’Università della Pennsylvania, che firma lo studio appena pubblicato da Psychology of Consciousness.

ISS

ISS – Stazione Spaziale Internazionale – International Space Station

Gli astronauti che hanno vissuto l’esperienza di guardare il pianeta Terra da grande distanza descrivono un sentimento di stupore e meraviglia, una condizione unica relativa allo straniamento indotto da una tale prospettiva estrema. In gergo tecnico si parla di overview effect e potrebbe avere importanti conseguenze psicologiche nell’ambito del volo spaziale, specie ora che stiamo preparando i nostri astronauti a missioni sempre più lunghe, con l’obiettivo di raggiungere nel breve tempo un asteroide o, perché no, Marte.

Il gruppo di ricerca composto da David Yaden, Johannes Eichstaedt e Jonathan Iwry, con il supporto dei colleghi della Thomas Jefferson University e dell’Università di Houston, sta lavorando proprio nell’abito della psicologia spaziale per i futuri astronauti. Il problema, com’è ovvio, è studiare questo genere di condizioni tanto estreme qui, su Terra, riproducendone gli effetti. Il trio della Penn University è partito dalla letteratura esistente concentrandosi sulle testimonianze disponibili degli astronauti che nello Spazio sono già stati.

I temi che emergono ricorsivamente sono il concetto di unione, vastità, connessione con il tutto, nell’ambito di un’esperienza vissuta come eccezionale e che ha cambiato loro la vita. 


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