ESO – Scoperta Super-Terra: migliore candidata per la ricerca di segni di vita – Newly Discovered Exoplanet May be Best Candidate in Search for Signs of Life

LHS 1140b
LHS 1140b – Credit: ESO/spaceengine.org

Una super-Terra rocciosa nella zona abitabile transita di fronte a una tranquilla nana rossa – Un esopianeta in orbita intorno a una nana rossa a circa 40 anni luce dalla Terra potrebbe essere il nuovo detentore del titolo “miglior luogo in cui cercare segni di vita al di là del Sistema Solare”. Con lo strumento HARPS dell’ESO a La Silla e altri telescopi in tutto il mondo, un’equipe internazionale di astronomi ha scoperto una “super-Terra” in orbita nella zona abitabile che circonda la debole stella LHS 1140. Questo mondo è poco più grande e molto più massiccio della Terra e probabilmente ha mantenuto la maggior parte della sua atmosfera. Questo, insieme al fatto che il pianeta passa di fronte alla propria stella durante l’orbita, lo rende uno degli obiettivi più interessanti per gli studi delle atmosfere planetarie. I risultati del lavoro verranno pubblicati sul numero del 20 aprile 2017 della rivista Nature.

La super-Terra LHS 1140b appena scoperta orbita nella zona abitabile che circonda una debole nana rossa, LHS 1140, nella costellazione della Balena. Le nane rosse sono molto più piccole e più fredde del Sole e, anche se LHS1140 è dieci volte più vicino alla propria stella di quanto non sia la Terra al Sole, riceve solo metà della luce rispetto alla Terra e si trova al centro della zona abitabile. Dalla Terra, vediamo l’orbita quasi perfettamente di taglio e vediamo, una volta ogni orbita cioè ogni 25 giorni, che l’esopianeta, quando passa di fronte alla propria stella, ne blocca in piccola parte la luce. “È il pianeta extrasolare più esaltante che io abbia mai visto nell’ultimo decennio!” afferma l’autore principale della ricerca Jason Dittmann dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (Cambridge, USA). “È difficile sperare in un migior candidato per una delle indagini più appassionanti nella scienza – la ricerca di prove dell’esistenza di vita oltre la Terra.” “Le condizioni attuali della nana rossa sono particolarmente favorevoli – LHS 1140 ruota più lentamente e emette meno radiazione ad alta energia di altre stelle simili di piccola massa.” spiega un altro membro dell’equipe, Nicola Astudillo-Defru dell’Osservatorio di Ginevra, Svizzera. Perchè la vita come la conosciamo possa sostenersi, un pianeta deve avere acqua superficiale allo stato liquido e possedere un’atmosfera stabile. Le stelle di tipo nana rossa, quando sono giovani, emettono radiazioni che possono danneggiare l’atmosfera dei pianeti che le orbitano. In questo caso, la grande dimensione del pianeta implica che un oceano di magma avrebbe potuto esistere sulla superficie per milioni di anni. Questo ribollente oceano di lava avrebbe emesso vapore acqueo nell’atmosfera per un tempo molto lungo dopo che la stella si fosse calmata fino a raggiungere la sua emissione energetica attuale, costante, continuando così a rifornire il pianeta di acqua.

Fonte/Leggi tutto → ESO.org

LHS 1140b
LHS 1140b – Credit: M. Weiss/CfA

Newly Discovered Exoplanet May be Best Candidate in Search for Signs of Life – Transiting rocky super-Earth found in habitable zone of quiet red dwarf star – An exoplanet orbiting a red dwarf star 40 light-years from Earth may be the new holder of the title “best place to look for signs of life beyond the Solar System”. Using ESO’s HARPS instrument at La Silla, and other telescopes around the world, an international team of astronomers discovered a “super-Earth” orbiting in the habitable zone around the faint star LHS 1140. This world is a little larger and much more massive than the Earth and has likely retained most of its atmosphere. This, along with the fact that it passes in front of its parent star as it orbits, makes it one of the most exciting future targets for atmospheric studies. The results will appear in the 20 April 2017 issue of the journal Nature.

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Su Europa e su Encelado prove di attività che può sostenere la vita – Ocean Worlds’ in Our Solar System

Encelado - Cassini
Image Credit: NASA/JPL-Caltech

Idrogeno molecolare nell’oceano di Encelado, sotto la sua crosta ghiacciata, processo che per ora sappiamo essere presente solo sulla Luna di Saturno e sulla Terra: stiamo parlando di attività idrotermale.

La conferenza stampa appena terminata ha rivelato questa importante scoperta che porta in primo piano le missioni Nasa impegnate ad esplorare il nostro sistema solare alla ricerca di altra vita oltre la Terra. Nelle pubblicazioni, gli scienziati di Cassini annunciano che una forma di energia chimica che può nutrire la vita sembra esistere sulla luna di Saturno Encelado mentre i ricercatori di Hubble riportano ulteriori prove di pennacchi di vapore acqueo che esplodono dalla luna di Giove Europa.

“Questa è la cosa più vicina che abbiamo finora per identificare un posto con alcuni degli ingredienti necessari per un ambiente abitabile”, ha dichiarato Thomas Zurbuchen, amministratore associato alla Direzione Scientifica della NASA presso la sede di Washington. “Questi risultati dimostrano la natura interconnessa delle missioni scientifiche della NASA che ci stanno avvicinando a rispondere se siamo soli o no”.

In the papers, Cassini scientists announce that a form of chemical energy that life can feed on appears to exist on Saturn’s moon Enceladus, and Hubble researchers report additional evidence of plumes erupting from Jupiter’s moon Europa.

“This is the closest we’ve come, so far, to identifying a place with some of the ingredients needed for a habitable environment,” said Thomas Zurbuchen, associate administrator for NASA’s Science Mission Directorate at Headquarters in Washington. ”These results demonstrate the interconnected nature of NASA’s science missions that are getting us closer to answering whether we are indeed alone or not.”

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NASA: Conferenza Stampa Rivelazioni su Oceani di Altri Mondi – NASA to Reveal New Discoveries in News Conference on Oceans Beyond Earth

solar systems water
Credits: NASA

La NASA presenterà nuove scoperte che riguardano gli oceani presenti su altri mondi del nostro sistema solare, grazie a risultati ottenuti tramite la sonda Cassini e il Telescopio Spaziale Hubble.

L’appuntamento è per giovedi 13 aprile 2017 alle ore 20.00. L’evento, che si terrà presso l’Auditorio James Webb della NASA a Washington, prevede la partecipazione in collegamento di esperti di tutto il paese.

Queste nuove scoperte saranno d’aiuto per le future missioni esplorative su mondi provvisti di oceani, compresa la missione Clipper che vede fin d’ora la Nasa impegnata a studiare Europa, la luna ghiacciata di Giove, il cui lancio è pianificato per il 2020 con l’intenzione di cercare vita al di fuori della Terra.

La conferenza stampa andrà in onda in diretta su NASA Television, qui operativa.

Altri collegamenti con le TV NASA

NASA will discuss new results about ocean worlds in our solar system from the agency’s Cassini spacecraft and the Hubble Space Telescope during a news briefing 2 p.m. EDT on Thursday, April 13.

The event, to be held at the James Webb Auditorium at NASA Headquarters in Washington, will include remote participation from experts across the country.

These new discoveries will help inform future ocean world exploration including NASA’s upcoming Europa Clipper mission planned for launch in the 2020s and the broader search for life beyond Earth.

The briefing will be broadcast live on NASA Television.

Source/Continue reading → NASA.gov

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NASA Alla Ricerca di Vita su Europa – Search For Life: Europa Clipper

Europa
Europa – Credits: NASA/JPL-Caltech/SETI Institute

Un ‘veliero’ verso Europa
La NASA ha scelto il nome della futura missione robotica che, nel prossimo decennio, raggiungerà il quarto satellite galileiano di Giove. Si chiamerà ‘Europa Clipper’. Il suo obiettivo sarà sondare le condizioni di abitabilità della luna medicea.

Si chiamerà ‘Europa Clipper’. Come le imbarcazioni a vela a più alberi che, a fine Ottocento, solcavano gli oceani lungo le rotte commerciali. Questo il nome scelto dalla NASA per la futura missione robotica sulla luna gelata di Giove, uno dei quattro satelliti medicei osservati per la prima volta da Galileo Galilei più di quattro secoli fa. L’obiettivo di questo particolare ‘veliero’ della NASA sarà valutare l’abitabilità della luna gioviana. Europa è, infatti, considerato uno dei luoghi del Sistema Solare con la più alta probabilità di ospitare forme di vita nell’oceano d’acqua salata sotto la sua crosta ghiacciata. Si tratta, secondo gli scienziati, di un ambiente simile alle bocche idrotermali presenti sulla Terra nelle profondità oceaniche. Habitat in cui potrebbero essersi sviluppate le condizioni giuste per la presenza di vita microbica.
La sonda, agile e veloce come i velieri del XIX secolo, navigherà nel passato di Europa. Durante i suoi numerosi flyby scatterà una serie di immagini della sua superficie, studiandone la struttura della crosta gelata e dell’oceano sommerso, per ricostruirne la storia geologica. Il lancio della missione su Europa – la cui fattibilità e i cui obiettivi sono stati definiti nei mesi scorsi dal Science Definition Team report – è in programma nel 2020. A coordinare il progetto, il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA.

Fonte/Leggi tutto → ASI.it

NASA’s upcoming mission to investigate the habitability of Jupiter’s icy moon Europa now has a formal name: Europa Clipper. The moniker harkens back to the clipper ships that sailed across the oceans of Earth in the 19th century. Clipper ships were streamlined, three-masted sailing vessels renowned for their grace and swiftness. These ships rapidly shuttled tea and other goods back and forth across the Atlantic Ocean and around globe.

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Modello di Panspermia Planetaria nel Sistema TRAPPIST-1 – Enhanced interplanetary panspermia in the TRAPPIST-1 system

TRAPPIST-1 - Credits: NASA / JPL / Caltech
TRAPPIST-1 – Credits: NASA/JPL/Caltech

Dunque non giusto tre pianeti in zona abitabile, ma sette probabilmente rocciosi e simili alla Terra. Non solo, il sistema intorno alla piccola stella fredda Trappist-1 risulta matematicamente compatibile con un modello che vede la diffusione della vita attraverso la cosiddetta panspermia. A un anno dalla scoperta dei primi tre pianeti e a pochi giorni dall’annuncio della Nasa viene pubblicato uno studio secondo il quale molecole organiche e persino microrganismi dotati di codice genetico potrebbero essere passati da un pianeta all’altro nel sistema di Trappist-1 con maggiori probabilità rispetto alla stessa teoria applicata per Terra e Marte. Chi segue questo mio blog dagli esordi saprà che personalmente sono affascinata da questo ipotetico ma più che possibile meccanismo che vede la vita diffondersi nell’Universo attraverso una condivisione la cui natura appare sempre più presente in studi e in documenti scientifici pubblicati. L’attenzione sul sistema planetario intorno a TRAPPIST-1 si fa più interessante.
A voi lo studio in questione.

Maggiore panspermia interplanetaria nel sistema TRAPPIST-1
Manasvi Lingam, Abraham Loeb (2 marzo 2017)
Presentiamo un semplice modello per la stima della probabilità di panspermia interplanetaria nel sistema recentemente scoperto di sette pianeti in orbita intorno alla stella nana ultrafredda TRAPPIST-1, e scopriamo che la panspermia è potenzialmente in ordini di grandezza più probabile che si verifichi nel sistema TRAPPIST-1 rispetto al caso Terra-Marte. Di conseguenza, riteniamo che la probabilità di abiogenesi (teoria secondo la quale gli esseri viventi hanno origine dalla materia inorganica) è notevolmente migliorata sui pianeti di Trappist-1 rispetto al sistema solare. Con l’adozione di modelli di ecologia teorica abbiamo dimostrato che il numero di specie trasferite e il numero di pianeti portatori di vita è anche probabile sia più elevato a causa dell’aumento dei tassi di immigrazione. Proponiamo metriche di osservazione per valutare se la vita è stata iniziata dalla panspermia su più pianeti del sistema TRAPPIST-1. Questi risultati sono applicabili anche a esopianeti abitabili e lune in altri sistemi planetari.

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TRAPPIST-1: Non 3 ma 7 pianeti simili alla Terra! – Ultracool Dwarf and the Seven Planets

TRAPPIST-1 ESO/N. Bartmann/spaceengine.org
TRAPPIST-1 ESO/N. Bartmann/spaceengine.org

Tutto il mondo è stato in una trepidante attesa creata dall’annuncio della Nasa rivelato ieri sera alle 19:00 ora italiana: l’entusiasmo è stato ripagato con la scoperta che intorno alla piccola stella TRAPPIST-1 non ci sono solo tre pianeti ma 7, tutti simili alla Terra e con caratteristiche che portano a pensare che siano mondi potenzialmente abitabili. La notizia in effetti è grandiosa, anche se non è del tutto una scoperta inedita, visto che 3 di questi pianeti sono stati già individuati nel 2016 grazie alla scoperta di un’equipe di astronomi guidata da Michaël Gillon, dell’Institut d’Astrophysique et Géophysique dell’Università di Liegi in Belgio. Il fatto è che la tipologia della stella in questione, una nana rossa, è la più comune e fino a poco tempo fa si era semplicemente ipotizzato potesse ospitare pianeti, ma ora sappiamo che non solo queste piccole stelle fredde ospitano veri e propri sistemi planetari, ma che questi pianeti possono avere caratteristiche simili alla Terra, quindi abili ad ospitare la vita. Ed è questo il punto della questione. Come dice l’astronauta Paolo Nespoli, la quantità enorme di pianeti nell’Universo ci porta a pensare che è solo provabile, anzi forse sicuro che non siamo soli!

Una nana ultrafredda e sette pianeti – Mondi di dimensioni simili alla Terra e temperati in un sistema planetario straordinariamente ricco. Alcuni astronomi hanno trovato un sistema di sette pianeti di dimensioni simili alla Terra ad appena 40 anni luce da noi, usando telescopi da terra e dallo spazio, tra cui il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO. I pianeti sono stati tutti individuati mentre passavano di fronte alla propria stella madre, la nana ultrafredda nota come TRAPPIST-1. Secondo l’articolo pubblicato oggi dalla rivista Nature, tre dei pianeti si trovano nella zona abitabile e potrebbero ospitare oceani d’acqua in superficie, aumentando la probabilità che il sistema stellare possa ospitare la vita. Questo sistema contiene il maggior numero di pianeti di dimensione terrestre trovato finora e il più grande numero di mondi che possano sostenere acqua liquida in superficie.

Google Doodle
Google Doodle!

Alcuni astronomi, usando il telescopio TRAPPIST-South all’Osservatorio di La Silla dell’ESO, il VLT (Very Large Telescope) al Paranal e il telescopio spaziale Spitzer della NASA, così come altri telescopi in tutto il mondo, hanno ora confermato l’esistenza di almeno sette piccoli pianeti in orbita intorno alla nana rossa fredda TRAPPIST-1. Tutti i pianeti, chiamati TRAPPIST-1b, c, d, e, f, g e h in ordine di distanza crescente dalla stella madre, hanno dimensioni simili a quelle della Terra.

TRAPPIST-1e Poster - Nasa
An artist’s fantasy of the surface of TRAPPIST-1e, a stop on a tour of this seven-world system. Credit: NASA

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Cerere: Confermata Presenza di Materiale Organico – Dawn Discovers Evidence for Organic Material on Ceres

Cerere - Ceres
Ceres – Cerere – Credits: Nasa

Cari amici ben ritrovati. Questa è una notizia davvero importante, sebbene gli studi sulle rilevazioni effettuate sul pianeta nano Cerere abbiano nel tempo portato ad ipotizzare la presenza di condizioni passate e/o presenti favorevoli alla vita, questa volta la scoperta inequivocabile di materiale organico presente tutt’ora su Cerere, non lascia molti dubbi. Viste le prerogative la domanda è ancora la stessa: c’è vita su Cerere?

Vi lascio con gli articoli riportati dall’Agenzia Spaziale Italiana e dalla Nasa.

Missione Dawn – Processi chimici nel cuore di Cerere – Scoperta la presenza di molecole organiche sulla superficie di Cerere. Sulla superficie di Cerere, l’oggetto più grande tra quelli che popolano la fascia principale del Sistema Solare, sono state individuate per la prima volta in modo inequivocabile tracce di materiale organico, in gran parte costituito da composti alifatici.

La scoperta è stata realizzata da un team di ricercatori coordinati da Maria Cristina De Sanctis dell’Istituto Nazionale di Astrofisica grazie alle osservazioni dello spettrometro italiano VIR a bordo della missione spaziale Dawn della NASA. VIR è stato fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica. «Mai prima d’ora avevamo avuto un’evidenza così marcata della presenza di molecole organiche alifatiche su un corpo celeste oltre la Terra da dati di missioni spaziali» dice De Sanctis, prima autrice dell’articolo che descrive la scoperta, pubblicato nell’ultimo numero della rivista Science. «Per questo la scoperta è importante: il nostro gruppo, che vede coinvolti molti colleghi dell’INAF, ha scoperto in modo inequivocabile su una ampia area della superficie di Cerere, pari a circa 1000 chilometri quadrati, la presenza di materiale organico.

Tali composti possono essere considerati i ‘mattoni’ che costituiscono molecole legate a processi biologici».

Il materiale organico è stato individuato in una ampia regione di Cerere in prossimità del cratere Ernutet. Il materiale è distribuito in gran parte in prossimità del cratere ma anche in piccole aree più distanti. Le osservazioni dello spettrometro VIR sono state condotte durante una serie di passaggi nei quali la sonda Dawn si è trovata ad altezze comprese tra 4300 e 385 chilometri dalla superficie.

Secondo i ricercatori, due sono le possibili cause della notevole concentrazione di materiale organico rinvenuto nella regione del cratere Ernutet: l’impatto sulla superficie di Cerere di un corpo celeste ricco di tali composti o la formazione di molecole organiche direttamente sul pianeta nano. Gli scienziati, pur non escludendo del tutto il primo scenario, propendono per il secondo, secondo il quale i composti rinvenuti sarebbero il risultato di processi chimici innescati da attività idrotermale.

«L’importanza di questa scoperta è data dal fatto che la superficie di Cerere è particolarmente ricca di fillosilicati, – sostanzialmente argille –, composti ammoniati e anche ghiaccio d’acqua in abbondanza» aggiunge De Sanctis. «Non solo: in una zona del pianeta nano è stata riscontrata la più consistente distribuzione di carbonati al di fuori della Terra. Tutte caratteristiche che creano un ambiente favorevole a sostenere il possibile sviluppo di una chimica prebiotica su Cerere».

Fonte/Leggi tutto → ASI.it

Cerere - Ceres - Ernutet Cratere

Cerere – Ceres – Ernutet Cratere – Credits: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

NASA’s Dawn mission has found evidence for organic material on Ceres, a dwarf planet and the largest body in the main asteroid belt between Mars and Jupiter. Scientists using the spacecraft’s visible and infrared mapping spectrometer (VIR) detected the material in and around a northern-hemisphere crater called Ernutet. Organic molecules are interesting to scientists because they are necessary, though not sufficient, components of life on Earth.

The discovery adds to the growing list of bodies in the solar system where organics have been found. Organic compounds have been found in certain meteorites as well as inferred from telescopic observations of several asteroids. Ceres shares many commonalities with meteorites rich in water and organics — in particular, a meteorite group called carbonaceous chondrites. This discovery further strengthens the connection between Ceres, these meteorites and their parent bodies. “This is the first clear detection of organic molecules from orbit on a main belt body,” said Maria Cristina De Sanctis, lead author of the study, based at the National Institute of Astrophysics, Rome. The discovery is reported in the journal Science. Data presented in the Science paper support the idea that the organic materials are native to Ceres. The carbonates and clays previously identified on Ceres provide evidence for chemical activity in the presence of water and heat. This raises the possibility that the organics were similarly processed in a warm water-rich environment.

Significance of organics

The organics discovery adds to Ceres’ attributes associated with ingredients and conditions for life in the distant past. Previous studies have found hydrated minerals, carbonates, water ice, and ammoniated clays that must have been altered by water. Salts and sodium carbonate, such as those found in the bright areas of Occator Crater, are also thought to have been carried to the surface by liquid. “This discovery adds to our understanding of the possible origins of water and organics on Earth,” said Julie Castillo-Rogez, Dawn project scientist based at NASA’s Jet Propulsion Laboratory in Pasadena, California.

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Arrival – Perchè sono qui? – Why are they here?

Arrival - Movie

Nel giorno del compleanno di questo blog, lo scorso 11.11, è uscito negli Stati Uniti l’attesissimo film “Arrival” che arriverà in Italia il 19 gennaio 2017.
Manca poco.
Non vedo l’ora. Can’t wait.

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Primi segni di una bizzarra proprietà quantistica dello spazio vuoto? – First Signs of Weird Quantum Property of Empty Space?

Primi segni di una bizzarra proprietà quantistica dello spazio vuoto? - First Signs of Weird Quantum Property of Empty Space?
Credits: ESO/L. Calçada

Le osservazioni VLT di una stella di neutroni potrebbero confermare una previsione di ottant’anni fa sulla fisica del vuoto – Studiando con il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO la luce emessa da una stella di neutroni strordinariamente densa e fortemente magnetizzata, alcuni astronomi potrebbero aver trovato le prime indicazioni di uno strano effetto quantistico, previsto per la prima volta negli anni ’30 del secolo scorso. La polarizzazione della luce osservata suggerisce che lo spazio vuoto intorno alla stella di neutroni subisca un effetto quantistico noto come birifrangenza del vuoto.

Un’equipe, condotta da Roberto Mignani dell’INAF-IASF di Milano (Italia) e dell’Universita di Zielona Gora (Polonia), ha sfruttato il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO all’Osservatorio del Paranal in Cile per osservare la stella di neutroni RX J1856.5-3754, a circa 400 anni luce dalla Terra. Pur essendo tra le più vicine stelle di neutroni, la sua luce è così debole che gli astronomi hanno potuto osservare la stella in luce visibile solo con lo strumento FORS2 installato sul VLT, al limite delle possibilità tecnologiche attuali dei telescopi. Le stelle di neutroni sono i resti molto densi di stelle massicce – almeno 10 volte più massicce del Sole – esplose come supernove al termine della loro vita. Hanno anche un campo magnetico estremo, miliardi di volte più forte di quello del Sole, che permea la loro superficie esterna e i dintorni. Questi campi sono così forti che influenzano anche le proprietà dello spazio vuoto intorno alla stella. Di solito si pensa al vuoto come a uno spazio che non contiene proprio niente e che la luce può attraversare senza esserne modificata. Ma nella teoria elettrodinamica quantistica (QED), la teoria quantistica che descrive l’interazione tra i fotoni di luce e le particelle cariche, come per esempio gli elettroni, lo spazio è pieno di particelle virtuali che appaiono e svaniscono in continuazione. Campi magnetici molto potenti possono modificare questo spazio così che possa influenzare la polarizzazione della luce che lo attraversa. Mignani spiega: “Secondo la QED, un vuoto fortemente magnetizzato si comporta come un prisma per quanto riguarda la propagazione della luce, un effetto noto come birifrangenza del vuoto”. Tra le molte previsioni della QED, la birifrangenza del vuoto non aveva finora una dimostrazione sperimentale diretta. I vari tentativi di rivelarla in laboratorio non sono ancora stati coronati da successo, nonostante siano trascorsi ormai 80 anni dal lavoro di Werner Heisenberg (quello del principio di indeterminazione) e Hans Heinrich Euler che la prevedeva. “Questo effetto può essere rivelato solo in presenza di campi magnetici veramente potenti, come quelli che circondano le stelle di neutroni. Questo dimostra, ancora una volta, che le stelle di neutroni sono laboratori preziosi in cui studiare le leggi fondamentali della natura,” aggiunge Roberto Turolla (Università di Padova, Italia).

Fonte/Leggi tutto → ESO.org

VLT observations of neutron star may confirm 80-year-old prediction about the vacuum – By studying the light emitted from an extraordinarily dense and strongly magnetised neutron star using ESO’s Very Large Telescope, astronomers may have found the first observational indications of a strange quantum effect, first predicted in the 1930s. The polarisation of the observed light suggests that the empty space around the neutron star is subject to a quantum effect known as vacuum birefringence.

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La Più Grande Luna Piena Dal 1948 – The Closest Full Moon To Earth since 1948

Luna Piena - Full Moon
Luna Piena – Full Moon – Credit: DENEB Official ©

La luna è una vista familiare nel nostro cielo, illumina le notti buie e ci ricorda l’esplorazione dello spazio, passato e presente. Ma la prossima “Super Luna” di Lunedi 14 novembre 2016 sarà soprattutto “super”, perché sarà la Luna piena più vicina alla Terra dal 1948. Non vedremo un altra super luna di questo genere fino al 2034.

L’orbita della Luna intorno alla Terra è leggermente ellittica così a volte si trova ad essere più vicina, e a volte più lontana. Quando la luna è piena e il suo passaggio si trova ad essere più vicino alla Terra è conosciuto come “Super Luna” Al Perigeo, ossia il punto in cui la Luna è più vicina alla Terra, questa può essere fino al 14 per cento più vicina alla Terra rispetto a quando con il termine apogeo,si trova è più lontana dal nostro pianeta. La luna piena sembrerà molto più grande di diametro perché è brillerà del 30 per cento in più rispetto al chiaro di luna sulla Terra. Non perdete questo spettacolo che inizierà subito dopo il tramonto di domani sera. Buona visione!

Credit: NASA’s Goddard Space Flight Center

The moon is a familiar sight in our sky, brightening dark nights and reminding us of space exploration, past and present. But the upcoming supermoon — on Monday, Nov. 14 — will be especially “super” because it’s the closest full moon to Earth since 1948. We won’t see another supermoon like this until 2034.

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11.11.11 – Cinque anni, grazie a voi tutti! – Five years, thanks to all of you!

DENEB Official © - Cosmos

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